martedì 17 marzo 2015

Una domenica a Planinska Jama

Più di 50 persone puntuali alle 7 del mattino di domenica, corriera piena. Sono presenti alcuni bambini, diversi ragazzi, giovani e persone adulte, non manca nessuna fascia d'età!
La maggior parte sono amanti della montagna, di lunghe passeggiate, di ferrate e ciaspolate, ognuno venuto per qualche motivo diverso, ma in comune c'è la voglia di meravigliarsi, di lasciarsi incantare da una delle forme più nascoste in cui si manifesta la natura, l'ambiente sotterraneo, la grotta.

In corriera gli organizzatori dell'uscita ( Michele Marrone e Mauro Baratto della Commissione Escursionismo del CAI di Padova) lasciano la parola al nostro socio Adriano: la sua spiegazione del fenomeno carsico e la descrizione delle particolarità della grotta che andremo a visitare sono come al solito chiare e dimostrano una competenza profonda dell'argomento. Per quanto sia abituato a sentirlo parlare, l'effetto che fa su di me come sugli altri partecipanti è quello di essere di fronte ad una vera e propria guida ben preparata, non un semplice accompagnatore!
Arriviamo al parcheggio, nei pressi di un rustico chiosco in legno, a fianco di una caratteristica torre (torre Ravbar). Ci attende la guida slovena del posto, Samsa Zvonko a cui si affianca una traduttrice.


Percorriamo il sentiero in discesa che ci porta alla riva del fiume Unica e ci accorgiamo che il paesaggio intorno a noi ha un che di catastrofico: sono tantissimi gli alberi e i rami caduti per terra, anche se si vede che è stata fatta una certa pulizia e sono stati tagliati quei rami che altrimenti avrebbero ostruito il percorso. Ci viene spiegato che la causa di ciò è dovuta all'eccezionale fenomeno di galaverna che ha colpito la zona lo scorso anno, proprio quello che aveva impedito di poter visitare la grotta di Planina nell'uscita programmata giusto un anno fa.
Dopo un quarto d'ora di passeggiata giungiamo all'ingresso della grotta. Maestoso, impressionante, una parete di roccia di un centinaio di metri con un'apertura ad arco alla sua base, da cui esce il fiume.



Il rumore dell'acqua è forte e contribuisce a dare una sensazione di potenza e di mistero a questo imbocco.
Entriamo. La luce filtra dall'ingresso e si riflette sull'acqua illuminando fiocamente i primi metri di parete interna, si può cogliere la vastità dell'ambiente sotterraneo.




Poi inizia il vero buio.. E le nostre torce frontali possono fare poco per illuminare le pareti delle sale. Gli "accompagnatori-speleo-senior"  (..ovvero Adriano, Sergio e Gianfranco!) hanno portato dei fari potenti che permettono di investigare ogni angolo di questa immensità, e la suggestione è profonda. Oltre alla guida, gli "accompagnatori-speleo-senior" si mettono a disposizione per spiegare quanto stiamo vedendo, dalla colorazione delle concrezioni calcaree agli effetti dello stillicidio sulla roccia.




Viene avvistata una colonia di pipistrelli che in questo periodo sono ancora dormienti, ma sono macchioline talmente piccole sul soffitto alto che è difficile rendersene conto. Ad un certo punto il percorso si addentra in una breve galleria, scavata dai militari negli anni intorno alla prima guerra mondiale, e si sbuca alla confluenza dei due fiumi: il Rak e il Pivka. Proseguiamo nel sentiero che risale per un breve tratto il Rak alla ricerca di quel rarissimo anfibio che di nome fa proteo.  Quello della grotta di Planina è infatti uno dei pochissimi luoghi in cui vive questa specie così particolare di anfibio, un tempo creduta un cucciolo di drago. La soddisfazione è palpabile quando una delle torce che setacciavano il fiume illumina la creatura, che si agita come un serpentello tra le buie acque della grotta. 2 gli esemplari che siamo riusciti a scovare, un peccato non potersi avvicinare all'acqua per ammirarli da vicino, purtroppo non era permesso abbandonare il percorso tracciato.
Usciamo dalla grotta visibilmente gratificati per quello che abbiamo vissuto.

Prima di un boccone c'è il tempo per una breve visita alla torre Ravbar. Faceva parte di un tipico castello sloveno del quattordicesimo secolo. La torre è stata ristrutturata, l'interno è semplice ma regale.





Il tempo di un pranzo al sacco senza fretta e poi si risale in corriera, destinazione: Valle dei Gamberi, a circa un quarto d'ora da dove eravamo. Il paesaggio che vediamo scorrere è caratterizzato da un notevole numero di doline, direi quasi un paesaggio.. "dolinitico"!
Scendiamo al parcheggio di fronte ad un hotel. La Valle dei Gamberi è qualcosa di unico nel suo genere: una parte del fiume sotterraneo è venuto alla luce dopo il crollo del soffitto della galleria in cui scorreva. Il fiume è il Rak, di cui poco prima abbiamo visto la parte terminale e la confluenza nel fiume Unica. Data la ristrettezza dei tempi a disposizione si è scelto di percorrere solo in parte la valle, concentrando la passeggiata negli scorci di maggiore fascino.



Abbiamo seguito il percorso che si inoltrava in mezzo al bosco e permetteva di attraversare il fiume tramite una pittoresca passerella in legno.



Proseguendo il sentiero si sale fino ad arrivare ad una piccola grotta, e, sempre attrezzati di caschetti con luce frontale, abbiamo potuto entrare un po' per volta e facendo attenzione a non scivolare abbiamo potuto godere della vista della parete rocciosa a strapiombo sopra il fiume.



Il culmine della bellezza però doveva ancora arrivare.. Il sentiero ci porta fino ad un arco naturale di pietra (Mali Naravni Most): uno scenario da favola, alto più di 50 metri dal corso d'acqua sottostante.



E' stato generato dallo sprofondamento in 2 diversi punti della volta di un'antica enorme caverna sotterranea. I meno stanchi percorrono la via che porta sulle rive del fiume, fortunatamente percorribile in quanto le acque sono sufficientemente basse. Lo spettacolo naturale è incredibile e ripaga indiscutibilmente ogni sforzo di risalita del percorso. La visione delle voragini dal basso in una giornata così soleggiata è davvero stupenda.





E' ora di tornare. la voglia di rimanere ancora un po' in questi paesaggi incantati c'è ma per oggi siamo stati appagati, molto. Era difficile immaginarsi una giornata così bella, così ben organizzata e senza contrattempi.
Michele e Mauro sono stai così contenti dell'andamento dell'uscita che hanno chiesto una collaborazione più frequente con il gruppo speleo, magari di riuscire ad organizzare insieme 2 uscite all'anno, chissà.. Sono sicuro che molti avrebbero piacere!!

Concludo lasciando la parola a un paio di persone che per la prima volta facevano un'esperienza di grotta non turistica, ho chiesto le loro impressioni:
"La sensazione che ho avuto è di quanto i tempi dell'esistenza dell'uomo siano insignificanti rispetto ai tempi della natura, come nella lenta crescita di una stalattite. Rispetto ad una grotta turistica, il buio ha esaltato i rumori dell'acqua e l'esplorazione con i fari ha reso affascinate la ricerca dei particolari. E' stato interessante anche vedere il bellissimo paesaggio carsico ed è stata la forza della natura a catturare la mia attenzione, in particolare nel vedere come è stata decimata la foresta a causa della gelata dell'anno scorso"


"La sensazione per me è stata come di andare a curiosare nella vita segreta della montagna, andando a vedere quello che in genere è nascosto agli occhi, alla luce, o meglio si nasconde alla nostra vista. E' stato come vedere per una volta un mondo segreto, in genere inaccessibile. Un mondo inaspettato, con i fiumi che scorrono e animali strani".


Andrea Zamboni

foto: Diana Carratta

giovedì 5 marzo 2015

13/3/2015 - APPUNTAMENTI AL BUIO: "OLTRE L'AVVENTURA" CON FABIO BOLLINI

Seconda serata degli Appuntamenti al Buio, Eventi Culturali organizzati dal Gruppo Speleologico Padovano. 
Ospiti della serata saranno Fabio Bollini e Romeo Uries che presenteranno:





La natura umana ha bisogno di tensione, di avventura. La montagna è solo un mezzo per viverla, dalla speleologia al canyoning, dal trekking all'arrampicata, dalla mountain bike alla discesa dei fiumi. Un viaggio attraverso immagini, suoni, video, testimonianze, alla ricerca della prima vera essenza del nostro animo "

Un tour adrenalinico e avventuroso tra immagini, slide show e video in alta definizione. Un mix esplosivo tra esplorazioni speleologiche estreme ("Krubera", la grotta più profonda del mondo e l'italianissima "W le Donne") e canyoning, il tutto condito da racconti in diretta ed effetti musicali a sorpresa.

Ecco un piccolo video promo: 

http://youtu.be/3mQdEE9KceI

La serata si terrà il giorno 13 marzo a partire dalle ore 21 presso la sede dei CAI di Padova, in Via Gradenigo 10. Ingresso libero.


Al termine della serata ci sarà un piccolo rinfresco...vi aspettiamo!

mercoledì 25 febbraio 2015

DAL DIARIO DI UNA SPELEO PRINCIPIANTE: AVVENTURA ALL'ABISSO SPAURASSO!

L'instancabile Laura organizza un'altra delle sue strepitose uscite! Mi arriva una telefonata : "tieniti libera per domenica! ho sentito il GS Geo Cai Bassano..ci portano all'Abisso Spaurasso!" Non conoscendo la grotta guardo subito la descrizione sul libro di Sedran "luci nel buio" la mia bibbia per le grotte ! Wow sembra magnifica! E cosi per una novella speleologa come me..iniza l'avventura!!
Ci troviamo con le nostre "guide" Michele e Davide del Gruppo Speleologico Geo Cai Bassano al ristorante "La Mena" di Romano D'ezzelino e in compagnia di Gabriella e Moreno del Gruppo Grotte Schio dopo un rapido cambio di auto si parte! La salita a Cima Grappa e' gia' di per se' avventurosa troviamo gia' a bassa quota neve e piu' in alto un andirivieni di gatti delle nevi e per fortuna neanche un'auto visto che la strada via via che si sale si fa sempre piu' stretta dalla neve. Arriviamo al rifugio e ci cambiamo comodamente al suo interno.Fuori nevica. Michele gia' pronto intanto va avanti a segnare la strada e preparare le corde  e noi ci mettiamo le ciaspole e dopo una camminata di una ventina di minuti nel bellissimo paesaggio innevato di Cima Grappa arriviamo al punto dove bisogna scendere aiutandosi con una corda per un pendio molto  ripido lungo circa  150 metri.


Il vento forte solleva la neve in ampie folate e la visibilita' è ridotta si e no a 10 metri..come ha fatto Michele a trovare il punto esatto per scendere???? E' tutto bianco uguale!! Mistero!!!! Tra vari scivoloni - nonostante le ciapole - scendiamo e arriviamo all'ingresso. Michele ha gia' aperto la grata e preparato con le corde la prima discesa. Si entra nella grotta da una stretta fessura che poi via via si apre su una scaletta di ferro. Si prosegue per 200 metri di meandro e si arriva ai primi pozzi. Rispetto al gelo esterno..che bel tepore dentro la grotta! I primi due pozzi non sono armati e quindi mentre i primi si destreggiano tra corde e nodi noi ci si intrattiene con  chiacchiere e leggende speleo.. Io son sempre avida di racconti! in questi momenti si apprendono cosi tante cose sulle persone intorno a te! ma anche su chi non c'e' in quel momento e su persone normalissime che hanno compiuto imprese straordinarie, sulle differenze tra i vari gruppi speleo,  sulle grotte, sugli armi..e' sempre bello fermarsi a riposare con uno speleo!


Poi si parte. Primo pozzo da 40 che scendo con Moreno al mio fianco e poi quello da 50 e i ragazzi che ci accompagnano non mi staccano gli occhi di dosso..son pur sempre una principiante! e pure imbranata..! Sono adorabili. Mi sento sicura e in buone mani. E poi c'e' Laura che con la sua forza e vitalità'..non si può non seguirla! Ha sempre la parola giusta al momento giusto. E hanno tutti una pazienza infinita con chi come me arranca in confronto agli altri che sembrano..caprioli!!


 Comunque. Arrivo fin giù' che già' sono sofferente..il mio imbrago nuovo fa decisamente il suo dovere..ma con quanto dolore! Forse sono i cosciali..forse e' da stringere un po' di più'..ma stringo i denti e vado giù'..c'e' il mio primo pozzo da 70 ad aspettarmi..ti pare che mi tiro indietro??!! Ed eccolo la' il pozzo "tremor de ciappe"..un nome un programma!! Scendo insieme a Laura e subito dopo ci segue Michele che doveva controllare lo stato di alcune corde più' in basso. La discesa e' fantastica! Il buio e il vuoto ormai fanno parte di me....i frazionamenti decisamente un po' meno!!! e nonostante che  siano pure facili.. "da corso" come si dice in gergo.. son sempre un po' un problema per me!


arriviamo al fondo e poi con un paio di pozzetti andiamo a vedere l'inizio del pozzo Alessandro e del finestrone..e siamo quasi a meno 200! per una neofita come me..che soddisfazione!!
Gli altri ci aspettano su e io sono un po' stanca.. arriverò a meno 400 un'altra volta!! Come gli speleologi e l'esperienza insegna..anche se la voglia di scendere ancora c'e'..bisogna tener conto delle forze necessarie per fare poi tutta la risalita! E iniziamo la risalita allora.
La risalita e' fluida , ma dura. E i problemi con l'imbrago rendono tutto più difficile. ma per fortuna seguo i consigli di Davide e lo sistemo un po' meglio e poi c'e' il dio-Pantin ad aiutarmi! E c'e' Michele al mio fianco che mi scalda il cuore e mi incoraggia, ogni sua parola e' una benedizione per me. E poi c'e' Laura poco sopra, lassù.. e seguo testarda la sua luce amica. La guardo. sempre. Lei forse sarebbe gia fuori! Ma non mi lascia sola.  
E imparo e faccio mio l'insegnamento di un altro grande : la grotta e' condivisione. e una parte di significato per me vuol dire anche questo. si condivide tutto. anche il tempo. una frase che vuol dire tante cose , ma che per me quel giorno ha significato che ce la dobbiamo fare tutti. si aspetta tutti. nessuno resta indietro. E quando vedi i tuoi compagni di avventura fermi, che ti aspettano, e tremano dal freddo, e nonostante questo ti dicono Diana vai tranquilla , ce la fai,fermati e riposati non devi correre non devi timbrare un cartellino, respira. Allora il significato della frase lo cogli davvero appieno.
Comunque! Fatto il pozzo da 70 anche se la stanchezza aumenta gli altri due pozzi sono una bazzecola, ormai riconosco la strada del ritorno e so che dopo il meandro c'e' la scaletta e si esce..e mi vedo gia' fuori. MA!! Se ricordavo bene la grotta non ricordavo certo altrettanto bene cosa mi aspettava fuori! Aiutoooo! Esco al gelo, Michele sempre al mio fianco,metto le ciaspole e Laura parte per la risalita al buio e in mezzo a un'autentica bufera di neve per i 150 metri di pendio su neve ghiacciata.



Parto, non conto neanche più gli scivoloni e sento solo la voce di Michele che dietro di me continua a dire manca poco sei quasi arrivata ma io agli ultimi 5 metri e all'ennesima caduta basta non mi voglio più rialzare..lasciatemi voglio svernare qui!!! :-) passate in primavera  a prendermi non ce la faccio più !! :-) Michele con un passo veloce e' al mio fianco e poi mi sorpassa e cerca di portarmi su.. a peso!davanti a questo gesto generoso e alla mia dignità che si da una svegliata mi faccio forza e in venti secondi..sono in cima alla salita! Credo sia partita una ola al mio arrivo! sono tutti li ad aspettarmi nessuno si e' mosso per andare avanti e arrivare al calduccio e all'asciutto prima! e davanti a questo a me spuntano le lacrime..ma le faccio abilmente passare per folate di neve negli occhi.. L'ultimo ostacolo il rientro con le ciaspole con il vento fortissimo! E' freddo. ma io non lo sento. Ho il cuore troppo caldo. Adesso c'e' Davide al mio fianco. e nonostante abbia visibilmente freddo mi sta vicino non raggiunge il gruppo un po' più avanti e ogni volta che inciampo (ma quante cavolo di volte inciampo???) e' pronto lì a tirarmi su e a dirmi che mancano due minuti al rifugio e vede già le luci. alla quinta volta che dice questa frase mi vengono dei sospetti sulla veridicità dei tempi... :-) ma ogni volta gli credo!! e vado avanti!



Arriviamo finalmente al rifugio , sono le 19 passate e il rifugio e' chiuso da una mezz'oretta..ma sulla soglia c'e' Sandro  ad aspettare i suoi amici del Geo ! cavolo che tosti questi tosi! e che affiatamento!! Sandro ci aiuta a cambiarci e a portare tutto alle auto. Si parte per questa discesa in auto lunghissima perché le strade sono ghiacciate e la visibilità scarsissima. Arriviamo giù in un locale bello caldo e mi rendo conto dell'avventura passata. Ordinaria amministrazione per i più, ma per me assolutamente straordinaria! E già faccio tesoro di quanto detto da Gabriella : Diana adesso sei stanca e vedi tutto nero,ma tra qualche giorno  vedrai che sarai contentissima della giornata e la terrai nel cuore e nella mente come un tesoro prezioso! ..Avevi ragione Gabriella!
Grazie a tutti! Gabriella e Moreno per la pazienza , la simpatia e il freddo patito!Laura..che dire..ti adoro!Grazie per credere sempre che ce la posso fare! e Davide e Michele solo tre parole: siete dei grandi!

Alla prossima avventura! 

Diana

lunedì 19 gennaio 2015

ALLA RICERCA DEL TIMAVO & SPELEO FOTO IN SLOVENIA

L’Immacolata si stava avvicinando e un ponte di 3 giorni era una buona occasione per organizzare qualche giretto fuoriporta per andare a vedere e fare qualcosa di diverso.
Tullio ha proposto di andare domenica 7 dicembre all’Abisso di Trebiciano, grotta che si apre sul Carso triestino nell’omonimo paese a circa 150 metri dal confine sloveno. E’ una grotta verticale, di circa 330 metri di profondità che sul fondo intercetta la falda acquifera che, scorrendo verso Duino, riemergerà a giorno, cambiano il nome da Reka (Fiume in sloveno) a Timavo, riprendendo il ruolo di fiume superficiale che aveva perso alle pendici del Monte Nevoso, ove si inabissa scomparendo all’interno delle rocce carbonatiche che costituiscono tutto il complesso del Carso. Il ritrovo è per domenica mattina alle 8.30 in un piccolo parcheggio a Trebiciano. C’è chi parte da Padova la mattina presto (Tullio, Gianfranco, Monica), chi ne ha approfittato ed è partito di sabato passando la notte in un ostello molto carino a pochi km al di là del confine (Andrea, Diana) e chi fortunatamente ha la casa a 1h di macchina da Trieste (Io). In totale, tra membri del G.S.P. e aggregati, siamo in 13. Appena scopro che nel nostro gruppetto c’è anche l’Istruttore Nazionale Michele Tommasi, scherzosamente alzo gli occhi al cielo dal momento che, esattamente un anno fa, è stato tra i miei esaminatori all’esame per Istruttori Sezionali di Speleologia.
Il clima è abbastanza freddo e soffia la Bora (fortunatamente non spira così forte come potrebbe fare).
Ci cambiamo, ci avviamo e imbocchiamo il sentiero che porta verso l’abisso. Percorriamo circa 1 km incrociando persone che vanno in mountain bike o fanno jogging.  

2 intrepidi – Foto Diana Carratta



L’ingresso si presenta come un gabbiotto in cemento che viene aperto solo su prenotazione la prima domenica del mese.

Entrata grotta – Foto Alberto Ciampalini

Inizia la discesa, tutti partono mentre io, Andrea e Diana rimaniamo un po’ indietro per fare foto più goliardiche che artistiche. Abbiamo anche interpretato a modo nostro il motto “puliamo il buio”!



"Puliamo il buio" – Foto Diana Carratta


Scaletta dopo scaletta scendiamo sempre di più. Gli spazi sono grandi, solo una piccola saletta a qualche decina di metri di profondità interrompe la serie di pozzetti tutti allestiti con scalette in acciaio e banchine. La ricerca del Timavo che scorre sotterrano, negli anni ’40 del 1800, era un’esigenza di prima necessità e mi viene male solo a pensare a tutto il lavoro fatto, agli sforzi sopportati e alla fatica che questi primi grandi esploratori hanno dovuto affrontare. La carenza idrica dell’area carsica era molto spinta e la crescente richiesta di acqua per approvvigionare le città e i paesi in espansione era in costante crescita. 


Pozzo su scaletta - Foto Alberto Ciampalini


Non cantar vittoria - Foto Diana Carratta

Dal punto di vista storico, queste scalette sono testimonianza di quelli che sono stati gli albori della speleologia italiana e le motivazioni che hanno spinto i nostri predecessori a portare tutto quel materiale all’interno della grotta (le scalette in legno del 1842 sono state sostituite con quelle in acciaio nel 1983). Arriviamo al fondo e, senza girarmi, capisco subito che è un ambiente enorme da come le urla degli altri speleo che sono nella sala rimbalzano con un eco multiplo sulle pareti rocciose OOOOOHOOOO-oooohoooo-oohoo-oho …..

Mi giro e non vedo nulla… la sala è talmente grande che la mia fioca luce del caschetto non riesce nemmeno a raggiungere la parete opposta (complice anche l’elevata quantità di umidità presente dovuta al numero di persone presenti). Gli altri sono già seduti per terra a rifocillarsi mentre io mi scruto intorno e in alto per tentare di capire quanto cavolo sia grande questo salone. Ci incamminiamo per arrivare alle sponde del “laghetto” che c’è sul fondo, che non è altro il punto in cui la grotta intercetta la falda.


Vista dall’alto del Lago G. Timeus – Foto Tullio Penzo


Per arrivare si scende un’imponente deposito di fango che è costituito dai sedimenti che il “Timavo” rilascia durante le fasi di piena.
Guardando attentamente si possono notare frammenti bianchi di gusci di piccoli bivalvi.
Proviamo a fare qualche fotografia intanto che il gruppetto di testa, che già da un po’ era arrivato nel salone, comincia ad avviarsi per la risalita.

La risalita è stancante per la monotonia degli ambienti più che per il dislivello. Arrivati all’uscita, ci rimettiamo in marcia fino alle macchine dove ci vestiamo e ci salutiamo tutti.
Tutti ripartono in direzione casa mentre io, Diana e Andrea rimaniamo in Slovenia perché l’indomani avremmo avuto un’altra uscita entusiasmante… speleo-fotografie con l’S-Team!
Torniamo tutti e tre all’ostello Ociski Raj, un ostello semplice ma molto accogliente, personale gentile e simpatico, ambiente tranquillo e con una bella vista sul paesaggio montano che ci sta attorno.
Facciamo la doccia, ci cambiamo e mangiucchiamo qualcosina.
Visto che è ancora presto, verso le 17 decidiamo di andare a passare la serata a Trieste. Dopo mille giri e peripezie tra le strade del capoluogo troviamo finalmente posteggio e ci incamminiamo in direzione di Piazza Unità d’Italia dove scopriamo che il Municipio è illuminato da una serie di giochi di luci costruiti appositamente per la facciata del palazzo stesso.
Giriamo per la città, andiamo a vedere il teatro romano, la chiesa dedicata a Sant’Antonio taumaturgo, mangiamo frittelle (come il clima natalizio richiede) e ci fermiamo a bere un aperitivo nello stesso bar dove tutti i giorni ci veniva a prender il caffè lo scrittore Umberto Saba.
Verso le 21 andiamo a mangiare e poi torniamo all’ostello.

Durante l’abbondante colazione arrivano i nostri 2 “condottieri” Sandro e Simona dell’S-TEAM. Diana da appassionata di fotografia è già elettrizzata alla sola presenza di Sandro, Alberto è più composto e ha una gran voglia di fare una bella figura col nostro Fotografo!
Io esco un attimo prima degli altri e comincio a saltare sul trampolino elastico che sta sul giardino dell’ostello, non tanto per riscaldamento muscolare, ma perché era da un bel pezzo che volevo provare uno di quei cosi, troppo divertente!
Si parte. Avremmo fatto sì e no 2 km di macchina, abbiamo parcheggiato l’auto davanti ad una chiesa e iniziato una stupenda passeggiata di un quarto d’ora per arrivare agli ingressi delle grotte, tutte vicine tra loro. Qua l’inverno è arrivato un po’ prima e gli alberi sono completamente spogli, si cammina su un soffice tappeto di foglie secche nel bel mezzo di un bosco affascinate e magico.
La prima grotta che troviamo è la Ocijska Jama (Grotta di Ocizla), un pozzo di poco più di 20 metri, che ha anche un ingresso molto agevole da sotto. Proprio in questo passaggio facciamo le prime foto, Sandro ci dà un po’ di istruzioni, ci corregge alcuni errori e immortala lo spazio sotterraneo in modo incantevole.

Sottobosco con 4 intrepidi speleo a passeggio – Foto Sandro Sedran (S-Team)

Immaginavo ci volesse più tempo e più pazienza dopo essermi letto il “manuale” dello speleo-fotografo di Sandro e invece il tutto è stato molto più semplice del previsto!








Diana si è sbizzarrita a fotografare noi e la cascata da molteplici punti di vista. A 2 passi da questa grotta arriviamo alla splendida Maletova Jama (Grotta della Cascata): uno spettacolare salto d’acqua che si può tranquillamente ammirare dall’alto, ma che si è voluto apprezzare anche dal basso, con discesa su corda, per una resa fotografica migliore.Diana si è sbizzarrita a fotografare noi e la cascata da molteplici punti di vista




Vista della cascata – Foto Sandro Sedran (S-Team)


Poi in un momento di svago mi sono messo ad arrampicarmi su un albero nei dintorni della cascata e puntualmente vengo preso di mira dalla fotocamera di Diana!
Ma non c’è tanto tempo da perdere, c’è la Miškotova Jama v Lokah (Grotta dell'Arco Naturale) ad aspettarci... Che spettacolo! L’ingresso è incredibilmente scenico, gli archi naturali sono imponenti e suggestivi, all’interno della grotta scorre un torrente che lascia sul pavimento calcareo una bella patina gialla. Qua ci fermiamo un po’ di più a fare foto, l’ambiente merita tutto il nostro tempo.
Ci fermiamo dopo un centinaio di metri perché dinanzi a noi si presentano pozze profonde, bisognerebbe proseguire con delle mute e fare canyoning!

E’ stato un peccato non poter proseguire, la grotta era molto affascinante e dai rilievi proseguiva altri 500 m, speriamo di tornarci in un altro momento!

Controluce multiplo – Foto Sandro Sedran (S-Team)

Per completare questa meravigliosa giornata slovena siamo andati a mangiare da Flora, a 2 passi dal confine con l'Italia, abbiamo bevuto la birra artigianale e provato i gustosi piatti di carne slovena, ottimi prezzi e tante risate! Come se non bastasse poco prima di dividerci il sole ci saluta con un tramonto surreale tra gli alberi spogli.

Foto di gruppo – Foto Sandro Sedran (S-Team)


A tavola! – Foto Diana Carratta

Siamo rimasti tutti molto soddisfatti dalle bellezze naturali che si sono presentate ai nostri occhi e rivederle nelle foto di Sandro rimangono ancora più impresse nelle nostre memorie.

Non capita tutti i giorni di avere il piacere di poter collaborare con un fantastico fotografo delle grotte…ma stavolta è capitato…
Grazie!

Alberto e Andrea

- Per il post dell’S-Team: http://www.speleo-team.it/2014/12/ocizla.html
- per le altre foto della giornata con l’S-Team: https://www.flickr.com/photos/33574189@N05/sets/72157649628083276/