Siete degli amanti della montagna? Siete appassionati di Storia e/o di Archeologia? Siete impegnati nel sociale?
Il 2 ottobre è la Giornata Nazionale della Speleologia e per questo
motivo la Società Speleologica Italiana, il CAI (Club Alpino Italiano) e il Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) ogni anno patrocinano gli eventi che i vari gruppi speleologici sparsi per
l'Italia mettono in piedi in questo primo week-end (1-2) di ottobre, al fine
di divulgare e far conoscere tutte le varie sfaccettature di questa disciplina
ai "non addetti ai lavori". Chi con escursioni, chi con mostre, chi con
prove su corda e quant'altro.
Quest'anno anche il Gruppo
Speleologico Padovano ha deciso di organizzare un mini-evento di 2
giorni presso la sede del CAI di Padova, allestendo una mostra fotografia, due sale con proiezioni di filmati ed esposizione di plastici e manichini vestiti con tutta l'attrezzatura del "mestiere".
Ma cosa c'entra il Gruppo Speleologico Padovano con la Storia o con il sociale? Devi sapere che oltre alla nostra attività principale di esplorazione di cavità carsiche, il GSP è impegnato nel progetto di esplorazione e documentazione di tutti i sotterranei patavini (il progetto denominato Padova Sotterranea) e, da ormai 4 anni, anche nell'accompagnamento in grotta di persone con disabilità.
Tutte queste sfaccettature della Speleologia, saranno il soggetto del nostro evento.
Ovviamente
siete tutti caldamente invitati a partecipare ed anche caldamente pregati di diffondere il volantino tra i vostri amici e parenti
(pubblicizzeremo praticamente solo via canali digitali, quindi più persone
raggiungiamo meglio è).
L'evento è aperto a tutti; grandi, bambini e a chiunque sia interessato a scoprire cosa nasconde il cuore delle montagne e cosa cela il sottosuolo della nostra città.
L'evento è patrocinato dalla SSI, dal CAI, dal CNSAS e dalla CLAC (Comunità per le libere attività culturali)
1-2 Ottobre 2016
ore: 10-19
Sede CAI Padova, Via Gradenigo 10
INGRESSO GRATUITO
martedì 30 agosto 2016
sabato 20 agosto 2016
Il leone marciano del baluardo Santa Croce tornerà al suo posto
Pochi giorni fa (14 agosto 2016) è apparso su “il Mattino di
Padova” un trafiletto in cui si annunciava il ricollocamento dei frammenti del leone marciano sulla facciata del bastione di Santa Croce, baluardo a forma
pentagonale che si affaccia su Via Giordano Bruno.
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| Baluardo Santa Croce con nicchia di collocamento del leone - Immagine Google Maps |
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| Baluardo Santa Croce con nicchia di collocamento del leone (vista da strada) - Immagine Google Street View |
Fin qui normale routine di restauro e ripristino del sistema
murario della Città se non fosse che la proposta di ripristino dei frammenti
del leone, depositati all’interno dello stesso bastione dal momento del loro
ritrovamento (all’incirca venticinque anni fa), è stata avanzata con caparbietà dal Comitato
Mura di Padova e i lavori di rilievo dell’alloggiamento della statua del “micione”
sono stati eseguiti dal Gruppo Speleologico Padovano CAI. Grazie soprattutto al
minuzioso e accurato lavoro di restituzione grafica di Adriano (GSP) e accompagnato dalla precisa e puntuale ricomposizione "per anastilosi" dei frammenti operata da Fabio (CMdP), l’Amministrazione ha potuto disporre di un documento con misure precise su cui basarsi per organizzare il piano
dei lavori di ripristino con un notevole risparmio (dal momento che noi
mettiamo a disposizione le nostre capacità gratuitamente) per la cittadinanza.
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| IL GSP a lavoro per il rilievo dell'alloggiamento |
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| Frammenti del leone marciano da ricollocare - Foto Comitato Mura di Padova |
Collegamento al blog del Comitato Mura di Padova con articolo del Mattino
Purtroppo nell’articolo mancano le citazioni sia al GSP che
al CMdP; le due associazini che hanno permesso di mettere in moto questa macchina.
martedì 7 giugno 2016
un Sauro internazionale
E' di pochi giorni fa la notizia che Francesco Sauro (socio del Gruppo Speleologico Padovano e dell'ass.ne di esplorazioni geografiche La Venta) è stato inserito tra i 10 leader della prossima generazione dalla famosa rivista Time.
Le esplorazioni sui Tepui venezuelani condotte in questi anni, oltre a valere a Francesco il premio "Rolex Award for Enterprise" vinto nel 2014, lo hanno portato ad entrare (a pieno titolo) nella top ten di Time dei next generation leaders.
Siamo orgogliosi (e ce ne vantiamo) che Francesco faccia parte delle nostre fila.
Gli auguriamo che questa sia solo la punta dell'iceberg
Lista di articoli correlati:
Time.com: He goes where no one has gone before
Corriere della Sera: Lo speleologo italiano incoronato dalla rivista <
Ansa.it: Speleologo italiano nella top 10 giovani leader Time
Lo Scarpone: notizia ripresa da Ansa
Le esplorazioni sui Tepui venezuelani condotte in questi anni, oltre a valere a Francesco il premio "Rolex Award for Enterprise" vinto nel 2014, lo hanno portato ad entrare (a pieno titolo) nella top ten di Time dei next generation leaders.
Siamo orgogliosi (e ce ne vantiamo) che Francesco faccia parte delle nostre fila.
Gli auguriamo che questa sia solo la punta dell'iceberg
Lista di articoli correlati:
Time.com: He goes where no one has gone before
Corriere della Sera: Lo speleologo italiano incoronato dalla rivista <
Ansa.it: Speleologo italiano nella top 10 giovani leader Time
Lo Scarpone: notizia ripresa da Ansa
mercoledì 30 marzo 2016
43° corso di introduzione alla speleologia
“Esiste un mondo che sfugge ai nostri occhi, imprigionato tra le
pieghe della terra. Nelle viscere delle montagne accarezzate dal sole,
sferzate dalle tempeste e dal gelo, da migliaia di anni riposano dei
frammenti di vuoto. Silenzionsi. Mutevoli isole di buio.
E’ in questo mondo che intendiamo guidarvi; scivolando leggeri lungo le pareti, misurando un centimetro dopo l’altro tutto quello che la vostra curiosità può illuminare. [...]”
Dal 18 al 22 aprile si aprono le iscrizioni per il 43° CORSO DI INTRODUZIONE ALLA SPELEOLOGIA organizzato dal Gruppo Speleologico Padovano.
Il corso inizierà mercoledì 27 aprile 2016.
Il corso è strutturato in 5 incontri teorici in cui verrano esposti e descritti i vari aspetti di questa disciplina (storia della speleologia, carsismo e speleogenesi, prevenzione degli incidenti ecc.) e 6 uscite pratiche (palestra esterna, grotte orizzontali e verticali, rilievo) in cui il corsista apprenderà le tecniche di progressione su corda e di restituzione grafica.
ISCRIZIONI
Le iscrizioni avranno luogo dal 18 al 22 Aprile 2016 presso la sede CAI di Padova, Via Giovanni Gradenigo 10, Padova, dalle 17,30 alle 19,30.
- Portare una fototessera
- Per i minorenni è necessaria la presenza di uno dei genitori (età minima richiesta 15 anni)
QUOTA DI ISCRIZIONE
La quota di iscrizione è fissata in 180 € e comprende:
- uso del materiale individuale (caschetto con impianto di illuminazione, imbrago, attrezzi vari, ecc)
- uso del materiale collettivo (corde, moschettoni, sacchi ecc)
- assicurazione infortuni
E' necessario essere in regola con la quota CAI per l'anno in corso.
Per informazioni: Luca (333 7329253), Giulia (340 7743795)
E’ in questo mondo che intendiamo guidarvi; scivolando leggeri lungo le pareti, misurando un centimetro dopo l’altro tutto quello che la vostra curiosità può illuminare. [...]”
Dal 18 al 22 aprile si aprono le iscrizioni per il 43° CORSO DI INTRODUZIONE ALLA SPELEOLOGIA organizzato dal Gruppo Speleologico Padovano.
Il corso inizierà mercoledì 27 aprile 2016.
Il corso è strutturato in 5 incontri teorici in cui verrano esposti e descritti i vari aspetti di questa disciplina (storia della speleologia, carsismo e speleogenesi, prevenzione degli incidenti ecc.) e 6 uscite pratiche (palestra esterna, grotte orizzontali e verticali, rilievo) in cui il corsista apprenderà le tecniche di progressione su corda e di restituzione grafica.
ISCRIZIONI
Le iscrizioni avranno luogo dal 18 al 22 Aprile 2016 presso la sede CAI di Padova, Via Giovanni Gradenigo 10, Padova, dalle 17,30 alle 19,30.
- Portare una fototessera
- Per i minorenni è necessaria la presenza di uno dei genitori (età minima richiesta 15 anni)
QUOTA DI ISCRIZIONE
La quota di iscrizione è fissata in 180 € e comprende:
- uso del materiale individuale (caschetto con impianto di illuminazione, imbrago, attrezzi vari, ecc)
- uso del materiale collettivo (corde, moschettoni, sacchi ecc)
- assicurazione infortuni
E' necessario essere in regola con la quota CAI per l'anno in corso.
Per informazioni: Luca (333 7329253), Giulia (340 7743795)
Per scaricare il pieghevole: http://www.caipadova.it/gruppi/speleologi/httpgruppospeleologicopadovanoblogspotit.html
domenica 13 marzo 2016
Appuntamenti al Buio 2016
Vi è un mondo
imprigionato nelle pieghe della terra, raschiato dalla trasparenza dei
suoi abitanti, corroso dalle mille lacrime che lì vagano.. è in questo
mondo che intendiamo guidarvi, più profondo di quanto possiate credere,
più oscuro di quanto abbiate mai osato immaginare, questa è la
speleologia…
Ogni anno il Gruppo Speleologico Padovano
organizza gli "Appuntamenti al buio", tre serate divulgative di
vario contenuto sui tanti aspetti che ruotano attorno al mondo della
speleologia: esplorazioni in zone ai confini mondo, speleologia
glaciale, immersioni speleosubacquee, speleologia urbana, torrentismo e
tanto altro.
Anche per questo 2016 il Gruppo Speleologico Padovano CAI offre a tutti
l’occasione per addentrarsi nelle profondità della Terra senza alcuna
fatica, con una serie di tre serate pubbliche a INGRESSO LIBERO.
Si inizierà venerdì 18/03/2016 con Elio Padovan (Commissione Grotte E. Boegan) e Jo De Waele (Ass.ne La Venta) che ci condurranno all'interno delle grotte di sale nel deserto di Atacama, in Cile; uno dei luoghi più remoti e pericolosi del mondo, continuando attraverso i sotterranei di Brescia (venerdì 09/04/2016) con i ragazzi dell'Ass.ne Brescia Underground che ci mostreranno le loro esplorazioni alla ricerca dei fiumi cittadini che, nei secoli, sono stati tombinati e celati all'occhio umano, finendo poi martedì 19/04/2016 con Matteo "Teo" Turci (Speleo Club Forlì) e Gianfranco Zancan (Gruppo Speleologico Padovano) che racconteranno l'avventura di accompagnare in grotta persone con disabilità che, solitamente, non possono godere dell'ambiente speleologico. I video mostreranno le emozioni e l'impegno di tutti molto meglio di come potrebbero fare 1000 parole
Non mancate
Le serate sono ad INGRESSO GRATUITO e si terranno alle ore 21.00 presso la sede del CAI Padova in Via Giovanni Gradenigo 10
Per scaricare la locandina: bit.ly/1RRg55u
venerdì 8 gennaio 2016
Eterni Piani Eterni
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| Foto F. Sauro |
Sono gli ultimi giorni di dicembre quando arriva uno scambio di mail per la punta ai rami di Dolina Verde del 3-4-5 Gennaio, la squadra è da paura: Cesco Sauro, Ciccio Ferrarese, Tono de Vivo, Andrea Pirovano, Filippo Gregori…. Impossibile rinunciare questa volta!
E’ la mattina del 3 Gennaio, dopo la pioggia della notte si parte da Padova con un bel sole, ritrovo a casa di Cco e via verso la Val Canzoi, dove ci troviamo con gli altri ai “4 Pass”.
Gli zaini come sempre fan paura e alle 3 e mezza ci incamminiamo verso Erera, dove arriveremo dopo 4 ore abbondanti di salita, in un’atmosfera ovattata da una fitta nebbia e un po’ di nevischio….tuttavia non fa freddissimo (-4°C) e in casera ci aspetta il solito Cicca con il suo minestrone ristoratore. Dopo cena, rilievi stesi sul tavolo e via a fare piani di battaglia per l’indomani e poi tutti in branda..
La notte trascorre tranquilla, merito anche delle temperature non troppo basse, e la mattina ci accoglie con qualche chiazza di cielo sereno e 15 cm di neve.
Accompagnati da Giorgia e Daniela ci avviamo verso l’ingresso di PE10..la strada, il bivio della vipera, Dolina Verde, “cabina telefonica” e poi giù costeggiando “dolina Bianca” fino all’ingresso.
Il clima è sereno, in tutti i sensi, ci prepariamo e alle 12.30 iniziamo la discesa… parte Cco con me a ruota e poi via tutti gli altri.. di materiale ne abbiamo parecchio quindi la discesa è abbastanza tranquilla: il primo pozzo, i traversi sopra il tappone di ghiaccio della “Issa”, gli “Stolti”, il P60, il Lago Berto e poi eccoci al Trivio da dove imbocchiamo le gallerie di Dolina Verde..
Dopo la prima parte orizzontale iniziamo a scendere vari saltini, troviamo le corde dei traversi armati l’estate scorsa e quelle della prima e unica punta quaggiù del 91’..le corde non sembrano male ma lascio immaginare a voi come sono gli attacchi in alluminio dopo 25 anni…..
Arriviamo in testa al P50, piccolo traverso e poi giù, gli ambienti iniziano a farsi grandi…ma questo concetto verrà totalmente ridimensionato da lì a poco tempo sul 130…..
Arriviamo alla base del 50 verso le 19.30 e, messi al riparo dalla cascatella e da eventuali sassi, ci prepariamo per una piccola sosta a base di brodo caldo e cibarie varie. Pochi metri più in là inizia il P130, Cesco e Filippo iniziano con il riarmo lungo la via vecchia di progressione, Tono e Cco nel frattempo risalgono il 50 per sistemare gli armi di partenza, io e Andrea aspettiamo al caldo dei nostri piumini ridendo e scherzando sul fatto che il Pantin di Andrea è rimasto in zaino…
Dopo un po’ arriva la chiamata da Cesco ad Andrea per iniziare la discesa sul pozzone, io aspetto Tono e Cco e dopo qualche minuto siamo appesi… il pozzone parte con una forra sfondata di 4-5 m di larghezza….frazio..tiro nel vuoto di una 30ina di metri… corda nuova da 9 e discensore consumato…cavolo se si corre!!!.. sotto il nero più assoluto… davanti, il nero più assoluto.....inizia un po’ di ansia…riecheggiano i rimbombi dei massi che Filippo sta disgaggiando per fare pulizia n metri più giù…..Pendolone e ritroviamo Andrea su una piccola cengia sospesa sul nulla… arrivano Tono e Cco, con lo spot dello Scurion riusciamo a vedere dall’altra parte del pozzo la corda di Felpe dell’estate scorsa, sarà a 30 m abbondanti dalla nostra posizione… Cco passa avanti e inizia la discesa del tirone nel vuoto per sistemare un frazio..poi parte Andrea.. e poi, non molto convinto inizio a scendere anche io…davanti e sotto il nero più totale… da un lato un’intera parete di massi instabili attaccati con il fango, ogni tanto, soprattutto con la discesa di Tono di poco dopo, qualcosa si stacca e sibila vicino alle nostre teste per poi schiantarsi 80/90 metri più giù..
3 frazi e siamo su una china detritica dove troviamo Filippo e iniziano i dubbi su quale sia il fondo effettivo del pozzo perchè davanti a noi continua il nero assoluto..bohhh..nel frattempo Cesco e Cco continuano ad armare una via laterale per evitare i comodini di roccia che ogni tanto arrivano da sopra e poi tutti giù.. altri 40 m e forse siamo a quello che è il fondo..
Un rapido check dei materiali ci fa capire che non ne abbiamo a sufficienza per armare anche il 50 che segue, così Tono e Cco decidono di armare almeno gli ultimi saltini fino alla partenza del 50.. e noi ci infiliamo nella galleria più promettente.. un centinaio di metri di condotta abbastanza bassa e sabbiosa, saltino di 5 m, salone, risalita di 7/8m, meandro, altra sala, da una finestra capiamo che siamo tornati sopra la base del 130 dove abbiamo lasciato il materiale in eccesso.. sono quasi le 3 del mattino, sonno e freddo iniziano a farsi sentire. Come ultima cosa Cesco e Andrea si infilano in uno sfondamento per arrivare sulla via che porta al 50… Decidiamo di tornare alla base del 130??, mangiare qualcosa di caldo e di avviarci piano piano in risalita.
La salita è lunga, dobbiamo salire tutti i primi 40 metri, accamparci sulla china detritica e aspettare che ognuno arrivi in cima al tirone ne vuoto per evitare problemi di sassi. Dopo un bel po’ sono in cima al 130, Andrea si è già avviato sul 50 sistemato in precedenza da Cco e Tono.. riparto anche io e arrivo in cima al pozzo abbastanza scoppiato di fatica. La salita da qui scorre lenta in compagnia di Andrea, Tono e un gran freddo…. le corde finiscono, gallerie di Dolina Verde, il “Sole che Ride”, Trivio e un po’ di riposo..è passata qualche ora dalla salita sul pozzone e inizio a riprendermi.
Dal Trivio decidiamo di fare la vecchia via bypassando il Lago e Berto, così in poco tempo siamo alla base del 60 dove ci raggiungono anche Cco, Filippo e Cesco e poi via, solo corda fino in cima agli “Stolti”, i traversi ed ecco la luce del giorno che illumina le colate di ghiaccio dell’ingresso, son passate 24 ore e usciamo baciati da una rara finestra di sole.
La stanchezza è tanta, il freddo anche ma le sensazioni che si provano sono indescrivibili… ci cambiamo in velocità e poi si rientra in Casera dove una buona pasta del Cicca ci rimette in sesto. Ma non è finita, zaini in spalla e giù verso la val Canzoi e finalmente alle 19 siamo al caldo dei “4 Pass” davanti a panini e birre medie.
Eterni Piani Eterni, il viaggio infinito…
Grazie ai compagni di avventura Francesco Sauro, Andrea Pirovano, Filippo Gregori, Giovanni "CCo" Ferrarese, Tono de Vivo..
Un pensiero ai ragazzi della punta verso Samarcanda Sandro Sorzè, Filippo Felici, Andrea Macauda, Marco Climber, Tommaso Sinico.
E un grazie alle nostre accompagnatrici Daniela Barbieri e Giorgia Ridomi
Luca Gandolfo
martedì 22 dicembre 2015
Bella, buona, sana ... la grotta in Valsugana
6.00 di mattina. Suona la sveglia e senza accorgermene la
spengo e torno beatamente a dormire. Per fortuna sono stato previdente e ne
avevo impostata una seconda per le 6.20.
Molto faticosamente mi trascino fuori dal letto e preparo lo
zaino. Stavolta decido di portarmi dietro, nel sacco personale, anche la nuova
lampada frontale che ho comprato, per vedere finalmente quanta luce fa nel buio
della grotta.
Preparo il pranzo, metto nello zaino gli immancabili pop-corn da
fine uscita e mi avvio in gruppo. Partenza prevista per le 7.30 in direzione
Grigno.
In sede ci ritroviamo io, Adriano, Sergio e Luca, dato in
forse fino all’ultimo minuto. Purtroppo Irene pacca l’uscita per sopraggiunta
influenza e Valentina per problemi di lavoro. Davide e Daniele ci aspetteranno
al punto di ritrovo: Bar Sport vicino alla chiesa di Grigno.
Arriviamo in paese per le 9.00 ed entriamo nel bar per una
seconda colazione mentre nel frattempo aspettiamo tutti gli altri componenti
della giornata (gruppo speleo di Pordenone, di Sacile e Stefano del gruppo di
Grigno che ci avrebbe fatto da guida).
Verso le 9.15 arrivano tutti ma di Furio (Davide ndr.)
nemmeno l’ombra.
Daniele: “Ehi dove sei? Io sono davanti alla chiesa piccola
e dietro all’altra chiesa con il campanile”
Esatto! A Grigno ci sono 2 chiese a ben 30 metri l’una
dall’altra o forse il campanile è la sede staccata, chi lo sa.
Davide: “Ok arrivo” […] “Sono nel piazzale dietro la chiesa
piccola”
Daniele: “Guarda che dietro la chiesa piccola c’è un bosco”…
“Sei sicuro di essere a Grigno?”
Panico, seguito da momenti di silenzio imbarazzanti
Davide: “Sì il navigatore mi dice di sì”
Io: “Ti mando la mia posizione. Mandami la tua così vedo
dove sei”
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| Ecco dove era... |
Finalmente, ricompattato tutto il gruppo, ci dirigiamo verso
la sede del Gruppo Grotte Selva dove ci cambiamo in fretta e furia per via
delle temperature non proprio tropicali. Il paese di Grigno è all’interno della
Valsugana che, in quel punto, è molto stretta con pareti rocciose molto alte,
per cui d’inverno è difficile/impossibile che i raggi del sole riescano ad arrivare ad
illuminare il fondovalle. Per questo motivo la temperatura è sempre bassa e si
è potuto formare uno strato di nevischio che ha ricoperto qualsiasi cosa. Non
essendoci grossi sbalzi di temperatura, il ghiaccio ha potuto lentamente
accrescersi e cristallizzarsi in questi simpatici e fotogenici ciuffi aciculari.
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| Ciuffetti di ghiaccio - Foto A. Ciampalini |
Ci incamminiamo verso l’entrata della grotta e lungo la
strada io, Furio e Narvalo (Daniele) intavoliamo conversazioni di cultura
cinematografica fino al momento in cui quest’ultimo commette un atto di lesa
maestà… dice di non aver mai guardato Jurassic Park. Non considerando il fatto
che gente è stata uccisa per molto meno, mi chiedo come possa studiare geologia
e non aver mai visto questo capolavoro senza tempo (non si accettano critiche
su questo).
| In marcia |
Attraverso gli alberi si può osservare l’imponente parete
rocciosa dolomitizzata con la stratificazione evidentemente inclinata; inclinazione che, come
scopriremo, ha influenzato la formazione e l’andamento delle condotte carsiche.
| Parete rocciosa e stratificazione - Foto A. Ciampalini |
Arrivati
all’entrata della grotta ci domandiamo tutti quale sia il motivo del nome
“Grotta della Bigonda” e l’unica spiegazione (ovviamente stupida) che ci viene in mente è
che sia l’unione delle due parole “big” (grande) e “onda”, dal momento che le
gallerie che andremo a visitare sono tutte condotte solitamente in pressione,
ovvero costantemente piene d’acqua.
Visto che non ci sono ancora cresciute le branchie e non
abbiamo sviluppato la capacità di respirare sott’acqua, per accedere a questo
enorme complesso carsico scoperto nei primi anni 50 del secolo scorso (anche se
all’interno abbiamo trovato scritte risalenti al 1944) abbiamo dovuto chiedere
al Gruppo Grotte Selva di attivare la serie di tubi che permettono lo
svuotamento dei numerosi sifoni.
| Gruppo in entrata. Sarà uguale a quello in uscita? |
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| Ascoltando l'intro - Foto A. Ciampalini |
L’interno si presenta fin da subito
diverso da quelli a cui sono solitamente abituato. Condotte molto pulite,
perfettamente scavate lungo i giunti di strato (perché l’acqua trova minor
resistenza) con un pavimento inclinato ma quasi perfettamente piatto. Per
questi motivi la sezione di queste gallerie è di forma ellittica, molto
allungata lungo un asse, piuttosto che essere perfettamente circolare come ci
si aspetterebbe di trovare in “normali” condotte freatiche.
| Condotta freatica ellittica scavata tra 2 strati - Foto A. Ciampalini |
Dopo circa mezz’ora di cammino arriviamo alla Grande
Diaclasi, un saltino di una decina di metri sviluppatosi come una fessura
verticale abbastanza stretta da discendersi in libera. Anche Roberto neo-speleo
del gruppo di Pordenone, denominato “balenottero azzurro”, è riuscito a farla,
nonostante all’inizio avesse l’ansia di rimanere bloccato. Grande Robertino!
Proseguiamo trovando sempre questa forma ellittica dei
canali che ci indica la strada. Oltre al pozzetto da fare in libera le uniche
“difficoltà” un po’ più impegnative sono state i vari laghetti da dover
superare. Impegnative perché chi, senza stivali, voleva far di tutto per
evitare di bagnarsi. Scene di contorsionismo degne del circo di Moira Orfei.
| Dove ci si infila pur di non bagnarsi |
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| Piccola condotta freatica con laghetto finale - Foto A. Ciampalini |
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| Passaggio di un laghetto/sifone - Foto A. Ciampalini |
Entrati verso le 11.00 siamo usciti all'incirca alle 3. Non male per
aver fatto un giro abbastanza lungo, in 14 persone (6 del G.S.P, 6 di
Pordenone, 1 di Sacile e Stefano del gruppo di Selva che ci ha fatto da
Cicerone), con una diaclasi da scendere e risalire in libera e con 4-5 laghetti
da superare in andata e ritorno.
Rabosello (Alberto)
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