Leggetelo... perchè vi appassionerà
Speleologia: la prima cosa che sovviene ai più è qualche
esperienza vissuta in grotte di straordinaria bellezza, ricoperte di bianchissime
concrezioni. Luoghi fatati destinazione di qualche gita.
La guida ci diceva di prestare attenzione a non scivolare sulle scalette metalliche, e ci vietava rigorosamente di toccare le stalattiti e le stalagmiti, formazioni mooolto delicate!
La guida ci diceva di prestare attenzione a non scivolare sulle scalette metalliche, e ci vietava rigorosamente di toccare le stalattiti e le stalagmiti, formazioni mooolto delicate!
Quando si arriva al corso di speleologia lo si fa con questi
piacevoli ricordi, con della curiosità e comunque a cuor leggero.
Le facce e gli animi
cambiano quando si capisce che il P60, il P30, il P140 che vengono nominati
dagli istruttori sono effettivamente dei Pozzi di 60, 30, 140 metri da scendere
e risalire su corda, al buio, in condizioni di forte umidità, con qualche chilo
di attrezzi addosso, e certamente appesantiti da strati di fango distribuiti
più o meno uniformemente sulla superficie della tuta da lavoro.
La speleologia così diventa un’attività impegnativa, diventa un confronto con le proprie forze e certamente anche con i propri limiti.
La speleologia così diventa un’attività impegnativa, diventa un confronto con le proprie forze e certamente anche con i propri limiti.
Ecco che quando si va in
grotta, durante il corso, si trovano pronte ad aspettarci le corde da
utilizzare per la progressione. Lì per lì non viene nemmeno da chiedersi chi le
ha messe, perché sono lì; facciamo già abbastanza fatica a montare il
discensore dal verso giusto.
Ma proseguendo nello
svolgere attività speleologica, si capisce che le grotte, per essere esplorate
o visitate, vanno armate, vanno attrezzate. Per questo è necessario scegliere i
punti di ancoraggio giusti (giusti troppo spesso non coincide con comodi), e saper
fare (bene) dei nodi indispensabili per la progressione. Dimenticavo, ci sono
anche dei pesanti sacchi pieni di metri di corda da portarsi dietro.
Dei neo-speleologi freschi di corso sono bramosi di imparare queste cose.
Dei neo-speleologi freschi di corso sono bramosi di imparare queste cose.
Il Gruppo Speleologico Padovano si è subito organizzato per non farci mancare
nulla: è stato proposto un corso d’armo, al quale abbiamo partecipato con
grande entusiasmo. Due lezioni teoriche sui materiali e sulle tecniche di
progressione e il Manuale Tecnico Operativo sono stati il primo passo. Poi la
festa è proseguita con prove di nodi in ogni dove: cordini legati ad ogni struttura
possibile (in casa, al bar, in falesia, in automobile – il volante si presta
benissimo).
Il primo allenamento in parete a Val Gadena ci ha fatto capire subito che attrezzare una calata non è una banalità. Accompagnati dai nostri istruttori Carlo, Ciccio, Sergio, Adriano e Alberto abbiamo piantato il nostro primo spit e abbiamo avvitato le prime piastrine: l’emozione di scendere su qualcosa di tuo, su qualcosa che prima non c’era ma ora si, ti fa sentire qualcuno che ha reso possibile l’impossibile.
Addirittura? Eh si.
E poi le grotte. Il Buco
del Dinosauro di Possagno è stata la prima esperienza di armo in
semi-autonomia. Senza istruttori probabilmente saremmo rimasti ad osservare
l’ingresso fino all’ora di pranzo, per poi rifugiarci in un panino col pastin.
Poi è venuta la Grotta Paradiso.
Il primo allenamento in parete a Val Gadena ci ha fatto capire subito che attrezzare una calata non è una banalità. Accompagnati dai nostri istruttori Carlo, Ciccio, Sergio, Adriano e Alberto abbiamo piantato il nostro primo spit e abbiamo avvitato le prime piastrine: l’emozione di scendere su qualcosa di tuo, su qualcosa che prima non c’era ma ora si, ti fa sentire qualcuno che ha reso possibile l’impossibile.
Addirittura? Eh si.
![]() |
Davide 'Furio' e la sua prima calata |
![]() |
Il disturbatore con Irene |
![]() |
Armi e bagagli |
![]() |
Spiderwoman |
![]() |
Livia che prova ad armare un pendolino |
Lì ci hanno lasciati fare: timidamente sceglievamo i punti di ancoraggio, altrettanto
timidamente sceglievamo piastrine e nodo… e così via.
'Ciccio' e 'Narvalo' che osservano Valentina che arma l'entrata della Grotta Paradiso |
Vale sullo scivolo |
Abbiamo toccato il fondo del P45 e lì la smorfia di prima si è fatta sorriso… solo perché non avevamo pensato che disarmare non sarebbe stato proprio un compito leggero.
Nel frattempo gli istruttori lottavano contro l’ipotermia, ma da parte loro mai un cenno di fretta, mai un atteggiamento scocciato, sempre l’incoraggiamento giusto, un sorriso, un paio di consigli salvavita e tanta passione nel regalare anche a noi il privilegio di farci strada in grotta.
Assimilare ogni movimento |
Non senza errori e risate
abbiamo “portato a casa” il nostro primo armo in totale autonomia.
Fuori. Fuori dal Paradiso dopo sette ore. Un freddo becco, neve ghiacciata a contornare il sentiero, e la sensazione di aver fatto qualcosa di davvero nostro. Girarsi indietro a guardare una grotta pensando che ora dentro è buia, impraticabile, inaccessibile, e sapere che l’hai percorsa decorandola con corde, ritorte, wing e moschettoni è qualcosa di incredibile. Emozioni, tintinnii di attrezzi e giochi di luce hanno riempito il buio, ed ora riempiono il cuore.
Fuori. Fuori dal Paradiso dopo sette ore. Un freddo becco, neve ghiacciata a contornare il sentiero, e la sensazione di aver fatto qualcosa di davvero nostro. Girarsi indietro a guardare una grotta pensando che ora dentro è buia, impraticabile, inaccessibile, e sapere che l’hai percorsa decorandola con corde, ritorte, wing e moschettoni è qualcosa di incredibile. Emozioni, tintinnii di attrezzi e giochi di luce hanno riempito il buio, ed ora riempiono il cuore.
Daniele 'Narvalo' che fissa un anello |
Mmmm... lo sto facendo bene? |
C’è
ancora tanto da fare, tanto da imparare, non siamo che all’inizio… ma per fortuna
il buio non ha mai fine!
Vale
Vale