lunedì 23 marzo 2020

#iorestoacasa con il GSP - 2° dvd


Continua la nostra adesione all'iniziativa #iorestoacasa, per sensibilizzare le persone a non uscire in questo momento di emergenza sanitaria. Un modo come un altro per impegnare il tempo aspettando che questa quarantena obbligata finisca.

Oggi condividiamo con voi il secondo video-documentario su #PadovaSotterranea realizzato assieme agli amici del Comitato Mura di Padova.

Esplorate e scoprite assieme a noi i sotterranei della nostra Città e le loro bellezze.
Visitate Padova stando però... a casa ;)

Padova Sotterranea 2, con ben sette luoghi da scoprire (alcuni già presenti nel primo filmato):
p.s. In alcuni punti l'audio è un po' rovinato

- bastion Piccolo
- baluardo San Prosdocimo
- bastione Saracinesca
- oratorio di San Michele
- bastione Pontecorvo
- galleria soccorso nord e bastione Venier
- Porta Ognissanti o Porta Portello

giovedì 12 marzo 2020

Resta a casa... con il GSP

Anche noi del Gruppo Speleologico Padovano CAI, assieme al Comitato Mura di Padova, vogliamo aderire all'iniziativa #iorestoacasa, ideata dal MiBACT, per sensibilizare e responsabilizzare le persone a non uscire di casa in questo momento di emergenza sanitaria.

Abbiamo deciso di pubblicare e condividere con voi i nostri primi video-documentari su Padova Sotterranea.
Un modo per farvi passare una mezz'oretta in più in casa, sottraendovi dalla tentazione di vole uscire senza un buon motivo =)

I prossimi documentari li caricheremo nelle prossime settimane. Intanto godetevi questo =)

Esplorate e scoprite assieme a noi i sotterranei della nostra Città e le loro bellezze.
Visitate Padova stando però... a casa =)
Mi raccomando ;)


Padova Sotterranea 1
- bastion Piccolo
- bastione Pontecorvo
- galleria soccorso nord e bastione Venier




giovedì 20 febbraio 2020

Una discesa nella Storia

L'abbisso di Trebiciano è una grotta che si apre poco fuori dall'omonimo paesino, sul Carso triestino, scoperta quasi 180 anni fa, nel 1841, da un persona che rimarrà negli annali della Speleologia, Anton Friedrich Lindner, primo a scendere anche all'interno della Grotta Gigante.
La natura stessa del territorio carsico, caratterizzato da forte drenaggio e conseguente mancaza di corsi d'acqua superficiali, portarono Trieste, città in continua espansione, a richiedere sempre maggiori quantità d'acqua potabile. Questa estrema necessità, fece ipotizzare a Lindner la possibilità di captare le acque del Timavo, che scorreva in profondità, con una lunga condotta inclinata; progetto poi abbandonato per costi estremamente troppo alti.
Prima dell'abbandono del progetto però, Lindner esplorò ed allargò, con una squadra di minatori, le strette fessure che costituivano l'abisso di Trebiciano e disostruì i pozzi verticali fino a raggiungere, ad oltre 300 metri di profondità, l'immensa sala, a lui poi dedicata, sul cui fondo scorre il più celebre dei fiumi sotterranei.
Adagiati sul fondale si possono scorgere i protei, docili e tranquilli animali di grotta che per tanto tempo hanno alimentato, a loro insaputa e non le le loro intenzioni, storie e leggende di giganteschi e feroci draghi che abitavano l'interno di queste tetre cavità.
Il salone interno è gigantesco, buio, soffice. Sì soffice perchè si scende lungo una immensa china sabbiosa lasciata dalle piene del Timavo, che durante eventi importanti può salire anche di oltre 50-60 metri. Sulla sabbia si possono notare anche frammenti di guschi di bivalvi e insetti che girovagano alla ricerca di cibo.
La grotta è stata completamente attrezzata con scale in legno nel 1842, anno dopo la morte di Lindner, sostituite più volte negli anni. Dal 1983 le scale sono in metallo.
Scendendo queste scale, anche se relativamente recenti, si può solo minimamente immaginare il tempo, le energie spese e le condizioni di lavoro per allargare questi pertugi e per portare delle scale fino a 300 metri di profondità.
In questa foto stiamo risalendo uno di questi pozzi che hanno fatto la storia della Speleologia.

Risalita su scala. Foto A. Ciampalini (Rabo)

notizie da fonti varie:
https://it.wikipedia.org/wiki/Abisso_di_Trebiciano 
https://www.boegan.it/2009/11/antonio-federico-lindner/
https://quitrieste.it/tag/iing-anton-friedrich-lindner/

Rabo

giovedì 25 luglio 2019

Il Leviatano è a caccia... del Kraken!

Ci risiamo.
Anche questa estate, per molti gruppi speleo, è tempo di campi esplorativi.
Per noi c'è un nome in particolare che riecheggia costantemente tra le mura della nostra sede; un nome tanto evenescente quanto reale. 
Più che un nome è un ideale, è un'immagine mentale, un sogno, un incubo, un'ansia, un'ambizione.
E' bellezza, fatica, gioia, merda, freddo, vuoti inmensi, spazi angusti, quelle poche volte... è anche minestrine calde (ma scadute). E' adrenalina, competizione, lavoro di gruppo, mandarsi a fare in c**o, disfatta.

Sono i Piani Eterni.

Il 2019 era iniziato alla grande. Il gruppo in esplorazione, durante la spedizione invernale dei primi di gennaio, è sbucato su un pozzo imponente, il "Kraken", stimato circa 90-100m di altezza... un tentacolo dell'immenso mostro che il complesso dei PE si è rivelato essere da trent'anni a questa parte (qui il post di questo inverno http://gruppospeleologicopadovano.blogspot.com/2019/01/liberate-il-kraken.html). Il bello è che, da rilievo, dovremmo essere molto vicini alla superficie!

Ed è per questo che l'euforia e l'adrenalina sono a 1000.
Ma i Piani Eterni non si concedono così facilmente, possono darti tutto oppure possono prendere i tuoi sogni, stropicciarli sogghignando e ridacchiando... bisbigliandoti all'orecchio "riprovaci l'anno prossimo". 
Però è un "riprovaci" affettuoso, di incitamento. Perchè i PE non vogliono distruggerti, annichilirti, deluderti, ma vogliono essere amati, desiderati, conquistati e soprattutto... meritati.

Domani partirà la prima ondata di compagni speleo che avrà il compito di perlustrare una zona dove la grotta si sta dirigendo, per trovare l'agognato ingresso basso che permetterebbe di raggiungere le zone del fondo in pochissimo tempo e pochissima progressione. Sarebbe la svolta per le esplorazioni di un complesso carsico che è attualmente tra i più importanti e grandi, sia per estensione che profondità, d'Italia.

Io farò parte della seconda ondata, che salirà tra il 9 e 10 agosto. Sono molto agitato anche io e combattuto interiormente... e' proprio questo quello che i PE ti creano dentro, un marasma nello stomaco e nel cervello.
Vorrei salire anche con la prima ondata (adrenalina), ma il solo pensiero di dover fare due volte oltre 1000 metri di dislivello su di un sentiero distruggi polpacci mi ammazza l'entusiasmo (incubo). Spero che venga trovato l'ingresso così poi potremmo fare delle esplorazioni potenti (sogno e ambizione) ma vorrei non lo trovassero in modo da poter godere io dell'euforia per una scoperta che si potrà definire storica (competizione).

Vedete? I Piani Eterni sono tutto.

Domani partirà ufficialmente l'attacco al Kraken...
Il fuoco si combatte col fuoco.
Una creatura leggendaria si combatte solamente con un'altra creatura leggendaria.
Il Kraken è diventato una preda, la nostra preda... e l'unico che può cacciarlo, scovarlo e vincerlo è... il Leviatano.
« Fa ribollire come pentola il gorgo, fa del mare come un vaso di unguenti. Nessuno sulla terra è pari a lui, fatto per non aver paura. Lo teme ogni essere più altero; egli è il re su tutte le bestie più superbe. » (Giobbe 40:25-32, 41:1-26)
(Ambizione... che utilizzino questo nome 😁).



Alberto (Rabo)

Cinque speleo in mezzo alla devastazione del ciclone Vaia

Come in ogni mercoledì che si rispetti, ci si accorda per le uscite del fine settimana. Stavolta, complice il fatto che io sia già in quel dell'Altopiano di Asiago, decidiamo di andare in un abisso. Non un abisso qualsiasi, bensì l'abisso di Malga Fossetta che si infila nelle viscere dell'altopiano carsico dei sette comuni per oltre mille metri di profondità.
Gli altri compagni speleo partono da Padova all'alba di una domenica di mezz'estate. 2019. Li attendo caricando la macchina e verificando l'attrezzatura. Parto e li raggiungo in breve al Rifugio Campomulo sulle Melette di Gallio.
Sono già lì. Anna, Alice, Lorenzo e Saverio, seduti con cappuccino e fetta di torta arricchita da qualche krapfen. Fame speleologica.
Mi unisco con una fetta di torta ai pinoli. Io e la frutta secca ci siamo conosciuti e innamorati subito, complice il mio corso d'introduzione alla speleologia.
Dopo un veloce trasbordo del materiale sul mio furgoncino, si parte!.
Arriviamo dopo circa tre quarti d'ora di strada bianca a Malga Fossetta.
Leggendo le indicazioni di avvicinamento alla grotta, proviamo a fare, scarichi dai materiali, una puntata in bosco.
Eravamo consapevoli che non sarebbe stato facile trovare l'ingresso. Ma non ci aspettavamo di certo quello che da lì a poco si sarebbe rivelato il problema della giornata.
Il bosco non è più il bosco.
Quanti chilometri di bosco ho fatto nella mia vita? tanti sicuramente. A cercar funghi, a seguir sentieri, a vagare in cerca di legna da far bastoni o da intagliare. Il bosco mi ha sempre trasferito sensazioni rassicuranti. Il fitto dei suoi alberi mi ha sempre confortato.
Avevo già visto dal vivo i danni del Ciclone Vaia dell'ottobre 2018 ma non così da vicino, non nei boschi dell'altopiano. Non nei boschi della mia infanzia.
E' un'ecatombe.
Decine, centinaia di abeti bianchi e rossi totalmente sradicati e distesi al suolo, gli uni sugli altri. Accatastati.
Come in una grande fossa comune.
Ciò che più colpisce è che dopo un inverno passato a terra morti, sono come scoloriti, sono ingrigiti, sono del colore della morte, rispetto ai fratelli sopravvissuti che li guardano ai loro piedi.
Scavalchiamo, aggiriamo, passiamo sotto e attraverso, con fatica.
Non c'è traccia da seguire, né umana, né animale, in quell'inferno.
Tutto è sconvolto.
Tutto è cambiato.
Seguiamo le indicazioni del GPS verso le coordinate, in un mare di legna.
Trecentomila abeti solo sull'Altopiano di Asiago. 14 milioni tra faggi e abeti in tutto il Nord-Est. L'olocausto degli alberi.
Dopo cento anni dall'ultima devastazione che distrusse oltre l'80% del patrimonio boschivo delle terre dei cimbri.
Quella volta fu la mano del demone Uomo.
Oggi, un ciclone con venti ad oltre 150 km/h dal nome di una donna, una manager tedesca, una Lilith dei nostri giorni, una demone della tempesta.
Dopo quasi due ore di ricerca grazie alla perseveranza e al lavoro di squadra riusciamo a trovare l'alto cilindro verde che permette di accedere all'ingresso della grotta nel periodo invernale quando il manto nevoso ricopre questi martoriati boschi.
Per ritornare al furgone ci impieghiamo almeno un'ora con non poche difficoltà.
Decidiamo di abbandonare l'idea di tornare all'ingresso, si è fatto troppo tardi, sono le 13 passate.
Ci torneremo.
Consapevoli.
Preparati.
Oggi rifletto sulle sensazioni e alle emozioni provate in quel campo di sterminio.
La cosa che più mi colpisce anche a mente fredda è che anche Madre Natura per quanto grande e millenaria, muta.
Cambia pelle, radicalmente e repentinamente.
Il bosco, secolare, buio, severo, austero, schianta, in una notte e muore, per sempre.


Marco R.

giovedì 11 luglio 2019

Castel Sotterra

Prima uscita del corso.
Ho visto i miei nuovi compagni due volte soltanto, non li conosco ancora.
Nel viaggio parliamo, ci conosciamo.
Arriviamo ci vestiamo impacciatamente e non senza aiuto. Entriamo.
Buio, odore di grotta (in tutto il corso non sono riuscita a definire questo odore in nessun modo, ogni grotta ha il suo, eppure sono uguali), sassi, fango, tanto fango, voci calme, bestemmie.
Fuori piove, dentro sembra scomparire tutto. Prima un passo poi un altro.
Seguiamo l'acqua, ci corre a fianco incurante di tutto. Ci infiliamo in una srtettoia, ho già gomiti e ginocchia ammaccati.
Saliamo, scendiamo, sorpassiamo massi enormi.
Entriamo in un meandro, tutto si fa più stretto e bagnato. Poi si apre in una spiaggetta.
Mangiamo poi cominciamo a risalire.
Altre botte, lividi, graffi e fango, fango ovunque anche in bocca.
Usciamo, ci spogliamo, i lividi si fanno sentire.
Ridiamo, beviamo, chiacchieriamo.
Il giorno dopo a scuola mi fa male poggiare i gomiti sul banco.
Nelle uscite seguenti la storia si ripete; lividi ovunque a volte di più a volte meno.
Ma le grotte mi attraggono troppo per rinunciarvi.
Una cosa ho capito durante questo corso: la felicità e il divertimento di entrare, esplorare, scoprire questi posti bui, supera di gran lunga i dolori dei giorni seguenti.


Alice

martedì 2 luglio 2019

Grottando


La prima uscita ha avuto un inizio un po' particolare, diluviava e ci siamo cambiati sotto la pioggia.
Impacciato non sapevo bene dove mettere la roba a terra e come successivamente metterla addosso a me.
Alla fine dopo check degli istruttori eravamo pronti. Imbrago, maglia rapida, e partendo da destra kroll, rinvio, discensore e longe ci dicevano.
Siamo entrati nella terra già umidi… e ne saremmo usciti fradici.
Le prime strettoie sono state pura esaltazione per il mio spirito. Stavo davvero facendo quello che per anni avevo immaginato ma che credevo distante dalla mia portata, quasi una cosa elitaria.
Così, subito, come per voler scremare la folla, una schiena d'asino con il soffitto a cinquanta centimetri dalla faccia doveva essere attraversata strisciando. La "buca delle lettere". Che ha portato al "battesimo" durante il viaggio di ritorno con una "pittata" di argilla sulla faccia e conseguente espressione idiota nella foto di ricorrenza…

Il battesimo alla "Buca da lettere"
La palestra è stata la prima vera scarica poderosa di quella sensazione che ho scoperto adorare tanto: la
possente unione tra l'impotenza nei confronti del vuoto e il fascino lussureggiante che mi provoca, le vertigini, la concentrazione nel far muovere le mani nel modo giusto e di far fare loro cose altrettanto corrette altrimenti la fine di tutto per sempre…
Le prime salite su corda… non molto lunghe ma totalmente sgraziate perché alle prime armi. Ricordo il traverso e ricordo quella paura di togliere una parte di sicura della mia vita per riattaccarla poco più avanti nel passaggio successivo.
Ecco, guardare il vuoto, il nulla, attaccato a una corda, è una delle sensazioni più appaganti che io abbia mai provato.
Sono bastate poche volte per rendermi dipendente di quella sensazione tanto da non riuscire più a scendere
ma soprattutto a risalire un pozzo senza cercare con gli occhi giù in basso. 
Sempre più in basso nell'abisso della terra le piccole luci degli altri avventurieri che come me erano disposti a rischiare la loro vita pur di trovare anche un solo pizzico di una emozione capace di sprigionare nei loro corpi e nelle loro menti quella sensazione che pervade completamente infondendo VITA.
E godere di questa adrenalinica paura.
Braccia in tensione nei momenti di cambio corda, sospeso nel nulla.
Tutti mi dicono la corda tiene.
Ok cerco di fidarmi.
Risalendo una corda nel vuoto comincio a girare su me stesso privo di quella futile sicurezza che dà il contatto con la parete bitorzoluta e umida. Ma a un certo punto sento che il respiro si fa
più intenso, più la corda flette e più il respiro diventa affannoso. Allora mi fermo sorretto solo da dei piccoli dentini che mordono la corda. E ancora l'ho fatto, ho guardato di sotto cercando di fare più luce possibile come sapendo che la paura del vuoto mi avrebbe dato altrettanta forza e volontà di risalire!
Ho scoperto che sulla corda sei completamente solo. Possono spronarti, dirti di riposare ma sei sempre tu con e contro te stesso.
Ma dopo fatiche, dopo prove e prove per cercare la prestanza ideale, ho realizzato che il mio più grande alleato era lì con me, pronto ad essere sfruttato in qualunque momento...
L'effetto YO-YO!!


 Lorenzo (Fiore)