martedì 21 febbraio 2017

Grotta Gualtiero Savi... la grotta dei sogni



Con un fitto scambio di e-mail durato circa un mese e con un preciso Daniele che ci metteva a conoscenza degli sviluppi, abbiamo concretizzato l’uscita di domenica 19 febbraio che ha visto come protagonista la Grotta Gualtiero-Savi in quel di San Dorlingo della Valle (TS)

Numero di partecipanti ammessi: dieci. Non uno di più, né uno di meno.

Quindi potete immaginare: una caccia al posto per poter essere privilegiato visitatore di una grotta che mantiene tutte le promesse del secondo nome con cui è conosciuta, la “Grotta dei Sogni”.

I fortunelli dell’S-Team siamo io, Alberto, Ak, Chiara, Daniele e Filippo. Compagni di avventura sono Alberto “Rabo”, Claudio, Massimo, Valentina del Gruppo Speleologico Padovano. In questa giornata siamo tutti agli ordini di Rabo, sarà lui il fotografo della situazione. Tranquilli, l’S-Team non si è ammutinato, e non abbiamo legato, imbavagliato e rinchiuso Sandro dentro un armadio; gli abbiamo dato semplicemente un giorno di libertà. 

Ci ritroviamo tutti alla pasticceria di Basovizza: è impensabile andare in grotta senza una doverosa colazione! Tra l’altro per una volta ce la siamo potuta prendere comoda, sono le 10 e stiamo ancora sorseggiando il nostro caffè con tutta calma, mentre di solito ci facciamo di quelle levatacce…

Daniele si è accordato con i ragazzi del gruppo Commissione Grotte E. Boegan di trovarci indicativamente per le 10.30 al parcheggio che solitamente viene usato come riferimento, ovvero alla Locanda da Mario a San Dorlingo della Valle (TS).

Puntuali, Giannetti e Cristina ci raggiungono, chiacchieriamo un po’ e, appena sono tutti pronti, ci accompagnano verso l’ingresso alto della grotta, che è protetto da una botola per preservare da incauti e vandalici visitatori quella che è la bellezza di questa grotta.

Con loro studiamo il rilievo della cavità e il percorso da seguire (classico, senza deviazioni, fino al Ramo del Tuono), ci informiamo sulle tempistiche e prendiamo gli ultimi accordi per l’orario di uscita.

Oggi testerò per la prima volta anche la GoPro di Massimiliano, che si è gentilmente preso la briga di proteggerla dentro ad una custodia anti-urto e di installare un’impugnatura che mi renderà oggetto di scherni per tutto il giorno (leggasi: zimbella). Naturalmente da gran signorina quale sono, ad ogni battuta, rincaro la dose. 

Intanto, uno ad uno, iniziamo ad infilarci nell’ingresso e subito, senza nemmeno aver il tempo di abituare gli occhi al chiaro/scuro della grotta, rimaniamo circondati da ambiente che non si può esprimere a parole. Ce ne sarebbero moltissime da poter usare, ma nessuna ne sarebbe all’altezza.
La Grotta dei Sogni!

Giannetti diceva bene: a conoscere la grotta, in venti minuti si arriva al Ramo del Tuono. Ad ammirare la grotta, ci si può impiegare delle ore.

E siccome abbiamo dato tutti la disponibilità a Rabo per fare delle foto, decidiamo di partire e di procedere in direzione della nostra meta senza fare troppe tappe. Cosa ovviamente impossibile, io e Filippo filmiamo a tutto spiano!



Concrezioni Coralloidi - Foto: Filippo Rossetto/Chiara Bagarello
Stalagmite con concrezioni coralloidi - Foto: Filippo Rossetto/Chiara Bagarello
Manca poco! - Foto: Filippo Rossetto/Chiara Bagarello
La grotta si alterna in grandi sale e in strettoie. Sono in tutto 5 quelle che dobbiamo affrontare ma tutte agevoli e mai veramente così strette.

La prima sala che incontriamo è la Sala dei Laghetti, caratterizzata da evidenti scallops, ma ricca di stalattiti, stalagmiti, stupende colate, e queste vaschette cristalline che badiamo bene di non sporcare coi piedi per poter fare al ritorno delle belle fotografie.

Galleria con impronte da corrente "scallops" sulla sx e divisa al centro da una grossa colonna - Foto: A. Ciampalini


Superiamo la strettoia n.1. Una seconda strettoia. Ed ecco la Sala del Fango. Certo, il nome potrebbe spaventare, ma vuole semplicemente indicare lo strato di fango che ne ricopre il pavimento. Anche qui, però, non mancano le concrezioni, anche di notevoli dimensioni. Ci incuriosisce una vela che, lavorata dall’acqua, pare quasi arrugginita e corrosa.

Strettoia n.3 e Galleria dei Crolli.

Strettoia n.4. Arriviamo al Calvario (che poi tanto calvario non è). Una galleria il cui soffitto permette solo di strisciare, ogni tanto si riesce a gattonare, un percorso tortuoso che comunque velocemente finisce riportandoci alla posizione tipica dell’ Homo Sapiens, quella eretta.

Discendiamo di alcuni metri mediante l’uso di una scala fissa ed arriviamo ad una zona di crollo dove, utilizzando un cavo d’acciaio, riusciamo a risalite agilmente per arrivare a Sala Morpurgo, crocevia della grotta, dalla quale partono i rami principali. Ma non è la nostra meta, dobbiamo ridiscendere il cavo d’acciaio utilizzato poco prima e prendere una deviazione (ora alla nostra sinistra) che ci porta alla Galleria delle Eccentriche, dove veniamo praticamente circondati da concrezioni di ogni tipo… Ci arrendiamo a tanta bellezza e cominciamo a curiosare in giro, è un bombardamento di stupore, dietro ad ogni angolo c’è qualcosa di stupefacente.

I cristalli di calcite ricoprono ogni cosa e guizzano fulminei sotto la luce delle nostre lampade, saltelliamo di qua e di là come dei bambini impazziti!


Eccentriche - Foto: Filippo Rossetto/Chiara Bagarello
Eccentriche - Foto: Filippo Rossetto/Chiara Bagarello

Ora non ci resta che trovare il passaggio che ci condurrà al Galleria del Tuono... cosa mica semplice, sappiamo essere una stressa fessura nascosta tra le colonne in fondo alla sala, ma lì è pieno di colonne!

Cerca cerca, finalmente troviamo la via. Ci infiliamo come sardine dentro un passaggio abbastanza lungo dove si striscia per un paio di metri e, uscendo, ci infiliamo di nuovo tra alcune colonne e … OPLA’, eccola, la nostra Galleria del Tuono!

Qua la tanto famosa “gabbia” concrezionata che racchiude al suo interno dei preziosissimi “fiori” di calcite, sembrano quasi delle ninfee.

Ramo del Tuono con vaschette di grotta fossili - Foto: A. Ciampalini

Infiorescenze di calcite - Foto. A. Ciampalini
Gravity - Foto: A. Ciampalini



Qui abbandoniamo Alberto a fare foto e proseguiamo rapiti da tanta bellezza. La galleria si fa più ampia e evidenzia zone di crollo, ma senza difficoltà ci arrampichiamo dove necessario sui grandi massi.

Qui un altro corridoio. Ormai siamo distanziati tra di noi, alcune soste sono inevitabili per potersi guardare intorno e ammirare tutto ciò che la grotta ha da offrire! Provvidenzialmente una luce, quella di Daniele, mi indica dove è nascosta la deviazione per arrivare alla nostra ultima tappa.

Vedendomi arrivare, prosegue, io rimango ad aspettare Ak e gli altri. Risaliamo insieme uno scivolo di roccia che dolcemente ci porta al Sala Martinolli con i suoi laghetti cristallini e le concrezioni a “uovo”.

Sembra un paesaggio incantato, la location perfetta per una fiaba.


Laghetto cristallino con concrezioni a "uovo" - Foto: F. Rossetto

Pavimento di cristalli - Foto: Filippo Rossetto/Chiara Bagarello


Ecco, il nostro giro è completo. La fame comincia a farsi sentire, abbiamo cercato di non fare soste e tenere un buon passo, ma l’ora di pranzo è passata da un pezzo...

Facciamo dietro-front e ci raduniamo tutti in una zona del Ramo del Tuono. Daniele ci indica alle nostre spalle una diramazione che porta alla Piccola Galleria Bianca. Uno a uno andiamo a curiosare, ma non ci addentriamo troppo… tutto sembra così fragile, e non vogliamo certo essere troppo avventati. Qui la calcite le fa da padrona.

Controlliamo l’ora. Siamo in linea con la tabella di marcia, è ora di raggiungere Alberto che intanto ad aspettarci si sarà concrezionato pure lui…

Il ritorno lo dedichiamo alla fotografia e ci mettiamo a disposizione per le sue foto. Così, appena lo ritiene necessario, ci fermiamo in massa a provare qualche scatto. Chi non è impegnato a fare il modello o la torcia umana, trova il modo di rendere le pause piacevoli “suonando” le concrezioni e intonando qualche canzone.

Ammainate le vele! - Foto: A. Ciampalini
Colonne e "quasi" colonne - Foto: A. Ciampalini
Ci sono troppi punti interessante e meravigliosi, come si fa a decidere cosa merita o no di essere fotografato?! Inoltre, fare la stessa strada ma al contrario permette di scoprire dei punti di vista completamente differenti e concrezioni che ci erano sfuggite... Ma non ci facciamo mancare la foto di gruppo, quella per esigenze di copione è di rito!

Quando usciamo sono forse le 17, il cielo è ancora chiaro. Tentiamo di chiudere Massimo all’interno della grotta e di abbandonarlo lì, ma forse gli faremmo solo un piacere… Così torniamo verso le macchine e dopo un’ora abbondante siamo finalmente seduti alla Locanda Da Mario per una cenetta con i controfiocchi!

Un doveroso ringraziamento è da fare al Gruppo Boegan per la disponibilità e a Daniele per aver organizzato e studiato a tavolino questa giornata.

Alla prossima avventura!


Bianca

Foto di gruppo! Lingua fantozziana mode on