mercoledì 6 maggio 2009

Corsi e ricorsi

Finito! Il corso di introduzione alla speleologia è finito!
A dire la verità un po’ in fondo mi dispiace… È così difficile comunicare a persone estranee il fascino della speleologia. Io ho fatto un percorso diverso, il corso di speleologia per me è stato solo una tappa di un strada che avevo già imboccato e che già conoscevo. Per questo, quando mi trovo a pensare un corso, cerco di immaginarmi che cosa può significare per una persona totalmente estranea trovarsi di colpo di fronte a luoghi così inimmaginabili.
E poi l’impatto con il gruppo speleo: un’accozzaglia di gente, certamente non normale, originale, un po’ matta, simpatica ma spesso anche incomprensibile. Spesso mi chiedo che avrei fatto se mi fossi trovato anch’io qualche anno fa nei panni di un allievo che per la prima volta varca la soglia di un gruppo speleo …molto probabilmente sarei scappato. Certo deve essere un impatto violento, come quando ci si trova per la prima volta a strisciare nel fango o col culo sospeso sopra una voragine di 100 metri. Ed è difficile per un istruttore (che termine orribile) avvicinarsi, guadagnare la fiducia delle persone, trasmettergli qualcosa di vero, non tanto nozioni scientifiche, quanto un modo di vedere il mondo non più “superficiale”, di vivere emozioni intense quanto inutili.
Già, perché, quello che non dicono i manuali, è che la speleologia non è tanto una scienza o uno sport, ma un modo di vedere le cose, di superare le difficoltà, essere curiosi, essere esploratori in qualsiasi cosa si faccia. In fondo anche un modo di vivere, senza voler sentirsi diversi dagli altri, senza pretendere di avere in mano una qualche certezza inespugnabile. È come quando si è in grotta e ci si trova di fronte a un passaggio inesplorato e si sente la voglia di vedere cosa c’è oltre, e poi oltre e oltre ancora: quella sensazione è la speleologia, pura speleologia.
Quest’anno il corso è andato molto bene, gli allievi non si sono certo fatti spaventare dal buio e neppure dai ben più temibili “speleologi”. Per me dirigere un corso è sempre qualcosa di molto emozionante, quasi al pari di trovarmi dall’altra parte del mondo su una montagna inesplorata. Sì, perché confrontarsi con altre persone estranee a questa particolare realtà è come esplorare se stessi, tornare a chiedersi perché facciamo questa strana attività così ridicola agli occhi di molti che non riescono neppure a immaginare che cosa significhi. Il corso ti riempie sempre di motivazioni, nonostante la fatica, le responsabilità, e i dubbi a volte che ciò che ci piace non sia in verità questa gran cosa fantastica.
Ma vi dirò una cosa. Personalmente non sono mai rimasto deluso da un corso, e ogni incontro, ogni allievo mi ha sempre dato qualcosa, un po’ di energia o semplicemente nuove motivazioni per continuare. E così ho visto che è sempre stato anche per il GSP. Quindi il corso è finito… ma ci attendono certamente nuove avventure, nuovi sogni, in compagnia di persone nuove, e tante svolte buie da illuminare per scoprire che cosa c’è oltre, che cosa ci aspetta ancora.
Grazie a tutti

Francesco



2 commenti:

stefano ha detto...

Belle parole e molto sentite.
Un GRAZIE di cuore a tutti gli istruttori che si sono spesi per trasmetterci una nuova magica passione per...l'abisso!
Stefano X.

Anonimo ha detto...

GRAZIEEEEEEEE!!!!!!!!!
Grazie a te per questo post che mi ha fatto scendere una lacrimuccia da nostalgia-di-fine-corso (una sola però...), grazie ai corsisti con cui ho diviso questa esperienza da neofiti del buio, grazie agli istruttori/accompagnatori, non ho parole per dirvi quanto mi avete dato....GRAZIE DI TUTTO....

Alice