giovedì 8 gennaio 2009

Neverland

E’ da cira 9 ore che siamo dentro. 9 ore di corde che scorrono nei nostri discensori, 9 ore di gallerie che fanno sudare e imprecare, poi finalmente appare come un miraggio la Locanda. Tenda, stoviglie, materiali accuratamente riposti, morbida sabbia come pavimento, un po’ alla volta tutto compare illuminato dai fasci azzurri dei nostri led. Sono stanca e ho sudato per trasportare il mio sacco, che avrei voluto più volte trascinare selvaggiamente e lanciare incurante del contenuto. Ma dentro c’è la cena di stasera e la colazione di domani e così ho trattato il pesante tubolare con tutto il riguardo possibile. Eh già, tra pochi minuti questa Locanda comincerà ad animarsi. Questo luogo che sonnecchia perennemente nel buio tornerà per pochi giorni a vivere, a ristorarci e accogliere i nostri racconti di esplorazioni e rilievi, le nostre chiacchiere goliardiche e triviali.
E’ la prima volta per me quaggiù. In tre anni di campi in Piani Eterni quante volte ho sognato le esplorazioni fatte dai compagni più esperti.. quante volte ad ascoltare rapita i loro racconti e tentare di dare un immagine ai posti da loro descritti.. Locanda dei bucanieri..Galleria dei Cinghiali.. Forra dei poeti.. Isola che non c’è.. questi nomi sui quali fantasticavo erano solo parole sfuggenti, sogni che non riuscivo ad acciuffare..
Apro il mio sacco.. bene, il vulnerabile brick di sugo al ragù non è esploso..tutto per ora sta filando liscio.



Dopo aver cenato e dormito la fatica è sparita e siamo pronti per metterci al lavoro. Scattiamo alcune foto sul pozzo Capitan Uncino, poi ci dividiamo, alcuni a fare altre foto, io Ciccio e Jonny nel ramo Happy tonno. Biospeleologi improvvisati raccogliamo degli strani sedimenti e quello che resta di un piccolo pipistrello, arrivato qui chissà quando e attraverso un percorso a noi ignoto. Tentiamo qualche improbabile prosecuzione, ma niente da fare, Happy tonno non ha niente di nuovo per noi. Disarmiamo e ci lanciamo in un altro ramo, visto solo in parte questa estate da Luca. Arriviamo fino ad una frana, passiamo alcune strettoie, ma la frana sembra non finire più, l’aria in parte si perde, e decidiamo di lasciar stare. Rileviamo, nel frattempo ci raggiungono anche gli altri. Sulla via del ritorno Cristiano e Francesco si infilano in una spaccatura e scompaiono. Quando riappaiono raccontano di aver percorso non so quanti metri.. qui sotto gli ambienti sono molto articolati, talvolta labirintici, e c’è ancora molto da capire.
Alla Locanda per cena il menu propone un bis di primi: gnocchi al ragù e risotto, il tutto con contorno di racconti e deliri di vario genere. Il mondo esterno ormai è lontano, anche più distante dei chilometri che ci separano dalla casera. Ci addormentiamo nei caldi sacchi a pelo. Domani ancora poche ore di lavoro, poi qualche ora di sonno ed è già ora di uscire.


Ultimo giorno: Marco U e Cris si sacrificano per l’ennesimo rilievo del ramo Bortolomiol, noi invece andiamo alla volta dell’Isola che non c’è. Questa zona è molto intricata e labirintica, ci sono moltissime diramazioni, alcune di esse in realtà sono solo collegamenti. Gira molta aria. Chi è stato qui in estate dice che in fondo il ramo chiude, ma noi, di fronte a tanto vento non ci crediamo. Francesco si infila in un laminatoio stretto e bagnato, dopo un po’ di tempo Jonathan lo segue. Io decido che per quel laminatoio due volontari sono più che sufficienti, e preferisco tornare indietro e vedere dove si è cacciato Ciccio, che è sparito da un po’. Lo trovo in una diramazione dove tira molta aria, impegnato in una risalita. Rimango una mezz’oretta a osservare, poi mi ricordo che sono le ultime due ore di esplorazione.. poi si torna indietro.. mi sento inutile, tutti stanno facendo qualcosa e io invece qui immobile a guardare. Mi ricordo che pochi metri indietro c’era uno sfondamento dove si intravvedeva una piccola galleria percorsa dall’acqua. Torno indietro, valuto.. interessante, ma senza corda, maldestra come sono rischio di sfracellarmi. Che palle. Non so che fare. Provo a seguire l’aria, che mi conduce ad un passaggio basso e in parte franato. Guardo avanti, c’è un meandrino da fare a carponi.. va bè, diamogli un occhio. Dopo pochi metri sento di nuovo freddo.. aria. Nel frattempo arriva Francesco: è tutto esaltato perché dopo il laminatoio hanno trovato di nuovo gallerie.. metri e metri.. che invidia.

Torniamo insieme nel meandrino: dopo una curva a sinistra si torna in piedi, c’è sempre aria.. andiamo avanti, comincio a divertirmi finalmente. Dopo un bel po’ di strada sentiamo le allegre risate della grotta.. per terra ci sono le impronte appena lasciate a Cesco e Jonathan, guadagnate a fatica in 60 metri di laminatoio basso bagnato... la grotta ha visto che mi annoiavo e ha voluto tirarmi in ballo come complice di questo scherzetto. Chiamiamo gli altri, ripercorriamo tutto fino in fondo.. diramazioni a lato.. pochi minuti, non c’è tempo..in fondo una strettoia, Ciccio toglie alcuni sassi, passiamo, c’è una saletta, poca aria, Ciccio si infila in un paio di strettoie..l’ aria si perde..pochi minuti..mi infilo tra alcuni massi in pieno delirio esplorativo, passo una fessura, sento di nuovo l’aria, davanti ho un laminatoio..tempo scaduto, bisogna rientrare al campo.

I bucanieri se ne vanno, le luci delle loro lampade sono sempre più lontane, rimane solo la penombra, poi il riflesso argenteo delle gocce d’acqua sulle pareti, poi il buio.

Giulia

6 commenti:

Cescospeleo ha detto...

Però... sai che sei proprio brava a scrivere. Bellissima l'immagine finale e bello pensare che in fondo è proprio così e che ora adesso là regna solo il buio. È proprio Nevrland, l'Isola che non c'è, che esiste solo quando l'attraversiamo con le nostre luci, e poi sparisce per rimanere solo nei nostri sogni.

Giulia ha detto...

Esagerato..Grazie a te e a tutti quelli che hanno reso possibile questa avventura: Ciccio, Cris, Marco, Jonny (Cecco).. e grazie per le tue foto :-)

Anonimo ha detto...

grande Giulia!! ciao Maui

Anonimo ha detto...

Leggo queste righe con ingordigia, guardo il casco speleo così pulito messo in un angolo e penso....quando potrò, quando riuscirò a districarmi da questa realtà appiccicosa che non mi lascia avvicinare alle soglie dell'oscurità...doveri, impegni lavorativi, priorità familiari...così maledettamente concreti e così maledettamente importanti.... ma che non riescono a dar pace a quella sete di buio che dentro logora.... gustatevi a fondo questi sorsi di tenebre voi avventurieri ,fatene tesoro, continuate a deliziarci con i vostri racconti...e ricordatevi che in giro ci sono cuori avventurieri in crisi di astinenza....regalate con le vostre emozioni quel sorso di tenebra che questi cuori deliranti tanto inseguono....forse non placherete il loro delirio ma almeno darete un senso ai loro sogni....
R.

speleociccio ha detto...

bello!!..come bello e divertente è stato il viaggio che ci siamo fatti anche stavolta lì sotto. ogni volta che ci ritorno mi stupisce quanto un posto cosìinculoalmondo possa essere così familiare, tanto familiare da farci sentire quasi a casa..e con sempre più voglia di ritornarci!..alla prossima punta!

marco ha detto...

Ho due minuti per scrivere. Corriamo, in cerca di lavoro, in cerca di paesaggi per riempirci gli occhi, parliamo sognanti con questi speleo della Tasmania, progettiamo lunghe camminate, viaggi.
Eppure non posso fare a meno di emozionarmi ascoltando quali nuove storie racconta il buio dei Piani Eterni. Sono felice per voi.. anzi vi invidio da profondamente..
Ci mancate.

JP